SARTEANO E L’ACQUA
L’acqua è una delle principali ricchezze di Sarteano. Ci documenta in proposito
una pubblicazione di Lodovico Zdekauer, estratta dal ‘Bullettino Senese di
Storia Patria’ nel 1899. Il titolo stesso dell’articolo, a pag 21, è
sufficientemente significativo: ‘L’ACQUEDOTTO DI SARTEANO NEL 1587’. Cito
testualmente l’inizio dell’articolo: “E’ cosa a tutti nota che una delle poche
terre Senesi che abbia saputo procurarsi acqua potabile abbondante e buona, sia
Sarteano”. La fontana della piazza principale fu dovuta alla munificenza del
Papa sarteanese Pio III (1503).
Le colline di Sarteano, alla fine del 1800, avevano tanta acqua potabile da
soddisfare le esigenze di 4 Comuni + un Castello. Dalle nostre colline infatti
presero sufficiente acqua Montepulciano, Città della Pieve, Chiusi, Sarteano +
una derivazione che portava l’acqua direttamente al nostro Castello. I paesi
vicini poterono godere degli stessi benefici soltanto quattro secoli dopo.
Fu infatti nel 1890 che il Governo raccomandò che i Comuni della nostra
Provincia si dotassero di un acquedotto, e a seguito di ciò il sarteanese Ing.
Brandimarte Fanelli fu incaricato dal Comune di Montepulciano di progettare un
acquedotto che dalle nostre sorgenti di San Bartolomeo permise agli abitanti di
Montepulciano di non ricorrere più ai pericolosi pozzi e di attingere per la
prima volta l’acqua alla fontana, inaugurata il 26 Agosto 1894 nella sua Piazza
del Duomo (questo acquedotto fu poi venduto dal Comune di Montepulciano a quello
di Chiusi nel 1932, avendo aderito al nuovo Consorzio per l’Acquedotto del
Vivo). Nel 1894 un altro acquedotto, sfruttando le sorgenti di Palazzo d’Ezio,
sempre su progetto dell’Ing. Brandimarte Fanelli, portò l’acqua alla fontana di
Piazza XX Settembre di Chiusi. La spinta per il primo acquedotto fu data da
un’epidemia di febbre tifoidea: ben 216 casi (i 4/5 della popolazione
dell’attuale centro storico, con una mortalità del 15%, verificatasi dal I
Gennaio 1887 al 14 Dicembre 1891. Anche a Città della Pieve il primo acquedotto
nacque dalle nostre colline, poco tempo dopo quelli di Montepulciano e di
Chiusi. Nel 1895 lo stesso Ingegnere sarteanese progettò l’acquedotto che portò
l’acqua potabile nel 1897 alla fontana della Piazza di Chianciano.
Nell’articolo di Ludovico Zdekauer segue il testo integrale di una lunga lettera
scritta il 10 Maggio 1567 dal Podestà di Sarteano Niccolò Costanti al ‘Magnifico
Signor Annibale Bichi’ e conservata all’Archivio di Stato di Siena, nella quale
il Podestà fa presenti le cattive condizioni della fontana di piazza e
dell’acquedotto dopo la guerra di Siena. Ricordo infatti che Sarteano, rimasto
fedele a Siena fino alla caduta della Repubblica, era stata messa a ferro e
fuoco e non si trovava nemmeno ‘una stantia ove alloggiare il governatore’; è
quindi comprensibile che la bella fontana abbia avuto bisogno di restauro. Nel
1899, quando cioè uscì l’articolo, lo Zdekauer affermò che ‘oggi di questa
fontana rimangono pochi frammenti, nei depositi del Municipio’. Forse non è
superfluo ricordare che si trattava della fontana che da molti anni è stata
collocata nel Parco Mazzini, e recentemente… intonacata. Fra i frammenti erano
sicuramente i bei getti bronzei tuttora esistenti. Che fine hanno fatto le
nostre ricche sorgenti di Solaia, di San Bartolomeo ecc.? E' vero che i consumi
degli abitanti sono di gran lunga aumentati, ma perché l’acqua del nostro
territorio è stata ceduta a uno dei moderni “carrozzoni”, e perché non prendere
in considerazione – ora che tutta l’Europa raccomanda di risparmiare energia –
il tentativo di una nuova captazione di quelle sorgenti, che potrebbero portare
almeno a Sarteano tanta buona acqua per caduta e quindi con grande risparmio di
energia elettrica e quindi di euro, inevitabili per sollevare l’acqua dalla Val
d’Orcia a Camporale?
Nei secoli le nostre acque ci hanno reso molti servizi, oltre a permettere lo
sviluppo della civiltà etrusca e la nascita del Parco delle Piscine, importante
risorsa turistica ed economica di Sarteano, le nostre sorgenti hanno per lunghi
secoli saziato la sete e la fame (mi riferisco all’abbondanza di pesci
dell’altipiano); hanno protetto le mura con i fossati; hanno prodotto la
principale forza motrice prima della scoperta dell’energia elettrica per mulini,
frantoi, gualchiere, cartiere; hanno contribuito alla cura di alcune malattie
della pelle e degli occhi; hanno favorito la nascita della cartiera di carta di
paglia e della Cartiera Civelli,;sono state preziose per fornirci l’energia
elettrica subito dopo il ‘passaggio del fronte’; hanno formato il travertino con
il quale sono stati costruiti i migliori palazzi del paese e, in antico, le mura
di protezione di Chiusi; hanno favorito il risparmio energetico per le pompe di
calore; han
no irrigato le campagne circostanti; hanno permesso di lavare i panni anche
d’inverno con acqua a 24°, ecc. E non dimentichiamo che la qualità dell’acqua ha
permesso la nascita di importanti gualchiere e concerie con conseguenze notevoli
sull’economia locale. Nacque infatti, oltre al famoso “pannolano”, una pergamena
che rivaleggiava con quella di Parigi, dato che la qualità dell’acqua permetteva
anche la concia della pelle degli agnelli, più pregevole di quella delle pecore,
nonché la nascita di molte botteghe di calzolai. Le ultime concerie lavorarono
nel periodo bellico e post-bellico della guerra 1940-45 quando il cuoio era
introvabile perché serviva per l’esercito.
Ecco i nomi di alcune sorgenti del nostro territorio: F. alla Spina; F. Galgana;
F. Orsola; F. Rucola; F. Vetriana; F. Renza; F. Viera; F. Canale; F. Condotto;
F. Ermena famosa fin dall’antichità secondo i documenti e oggi detta “le
Canalette” con lunghi cunicoli etrusco-romani); F. al Giudeo; F. d. Volpe; F.
d’Ezio; F. Mandolella; F. di Mulin Martello; F. della Parigina; F. di Sovana; F.
d. Monticchia; F. al Tazza; F. d. Tre Case; F. di Molin Canale; Venone; Occhio
di mare; F. di Casa Bebi; F. d. Lama; F. del maltempo; F. del Sambuco. Di alcuni
mulini si conservano edifici e nome (ce n’erano 25 nell’altipiano e subito
sottostanti, e c’è ancora la Via antica dei Mulini): Molino di Tic Toc; Le
Moline; Molino del Vescovo; Mulin Canale; Mulino del Bargagli; Molinella; Molino
di Spineta, Mulin Martello.
Carlo Bologni